Uno spazio per il meticciato artistico

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Al MET arte, integrazione e artigianato

Uno spazio per il meticciato artistico

“Valorizzare i saperi di chi lavora con noi, per realizzare dei format che mescolino artigianato, spettacoli e cucina”.  Pietro Floridia di Cantieri Meticci ha riassunto così il progetto risultato tra i vincitori del bando Funder35 2017, rivolto alle realtà culturali under 35, finanziato da 18 fondazioni in Italia, tra le quali la Fondazione del Monte.

Cantieri Meticci è una compagnia teatrale attiva a Bologna dal 2014 che riunisce artisti provenienti da oltre venti paesi, nell'intento di esaltare le rispettive diversità e interpretare artisticamente i cambiamenti culturali e sociali legati ai flussi migratori. Attraverso il teatro e le arti performative realizza quel “meticciato” sociale che è motore e ricchezza dell’associazione.

Con i contributi di Funder35 vuole realizzare all’interno degli spazi del MET (la sede dell’Associazione in via Gorki 6 a Bologna) alcuni atelier di artigianato: una falegnameria, un laboratorio di scenotecnica e uno di sartoria. Una proposta che unisce un percorso di integrazione sociale e uno di creazione culturale ibrida, che intende, come ha specificato Pietro Floridia, “fare di questo spazio un luogo di espressione delle competenze riscoperte in molti ragazzi rifugiati e richiedenti asilo e, attraverso dei percorsi formativi ad hoc, trasformarle in una professione”.
Performances e video arte si uniranno alla produzione e alla lavorazione di materiale tessile e da riciclo, per creare una filiera virtuosa in cui ogni attività dell’associazione collabora per arrivare alla realizzazione di un prodotto artistico finale e per innescare una crescita economica.
In questo modo si potrà garantire la continuità delle diverse attività e si potrà rafforzare il ruolo del MET come luogo di progettazione, aperto al quartiere e alla città.

Con questa sperimentazione Cantieri Meticci vuole realizzare un co-working artistico che possa favorire il dialogo, la condivisione e la nascita di nuovi prodotti culturali e, allo stesso tempo, aumentare il numero di eventi all’interno del MET. “Daremo vita ad una comunità di pratica, ovvero persone che non hanno nulla in comune, che arrivano da luoghi e contesti culturali diversi, sperimentano un’unità di intenti e non di origini”. Insomma una comunità del fare, che si dà appuntamento in via Gorki.