Take my hand: camminare insieme verso il futuro

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Un progetto INS a Ravenna

Take my hand: camminare insieme verso il futuro

Take my hand: camminare insieme verso il futuro

Dalle piante ai dolci, dai frutteti all’impasto del pane, passando per la fotografia e il teatro. Sono queste alcune delle attività previste per circa 350 studenti delle scuole medie e superiori di Ravenna che partecipano a Take My Hand, un progetto che nasce dalla collaborazione di alcuni Istituti della città (Istituto “Morigia – Perdisa”, Istituto Comprensivo “Guido Novello”, Istituto “San Biagio”) con alcune realtà del territorio e realizzato grazie al sostegno della Fondazione del Monte.
Obiettivo di questo percorso è la creazione di attività formative ed educative che siano innovative e significative per gli studenti.

L’associazione Gli amici di Enzo e la Cooperativa il Faro sono state le prime ad aderire al progetto e ad aiutare nella costruzione di una rete che potesse sostenere questo percorso. All’interno delle scuole Take my hand si è tradotto anche nella “Scuola Bottega”, ovvero laboratori formativi realizzati all’interno di aziende e imprese di Ravenna rivolti agli alunni delle scuole coinvolte. Sono state realizzate sei Botteghe e quest’anno il progetto è stato inserito all’interno del POF (Piano Offerta Formativa) delle scuole, tramite il progetto INS – Insieme nella scuola della Fondazione del Monte, finalizzato ad ampliare l’offerta formativa degli alunni, che per il primo anno coinvolge anche Ravenna. 

“E’ un progetto che vuole facilitare nei ragazzi  la conoscenza dei nessi  tra ciò che studiano e la realtà, dove un giorno andranno anche a lavorare”, spiega Antonia Gerardi presidente dell’associazione Gli amici di Enzo e continua “per questo motivo l’associazione, anni fa ha sperimentato la formula della Scuola Bottega e abbiamo visto che i ragazzi e le ragazze erano stimolati a partecipare, perché toccavano con mano quello che poi avrebbero potuto fare da grandi”.

L’idea della Scuola Bottega, nata in seno all’associazione e già finanziata dalla Fondazione del Monte da circa due anni, parte dalla consapevolezza di un’emergenza educativa che sempre più spesso si manifesta sia all’interno delle scuole che in tutta la realtà. “Durante questi anni di lavoro abbiamo notato uno smarrimento negli studenti. Diverse le cause: difficoltà di relazione con i ragazzi e le ragazze della stessa età, poca motivazione allo studio, scarso desiderio e problemi nella gestione di alcune dinamiche familiari”, ci racconta Luca Emiliani, educatore dell’associazione.Con la scuola bottega creiamo una rete che accompagni questi ragazzi in un’esperienza significativa, formata dalle scuole, dalle famiglie, dagli artigiani e dagli imprenditori che desiderano trasmettere la passione per il loro lavoro”.

Un tutor aziendale e uno dell’associazione accompagnano i ragazzi per tutta la durata del percorso, offrendo loro un’opportunità di apprendimento fuori dagli schemi. “I ragazzi vanno a ‘lavoro’,  una volta la settimana, entrano alle 9 e finiscono alle 12, hanno dei compiti e delle responsabilità e di questo rispondono all’azienda e non al professore”, spiega Anna Graziani altra operatrice dell’associazione Gli amici di Enzo, “e questa loro attività verrà valutata a fine anno dagli insegnanti, tenendo conto del giudizio dato da chi lo ha preso in carico nella Scuola Bottega”.
Alcuni ragazzi delle medie hanno aderito ad una bottega di panificazione e pasticceria; alcuni studenti dell’ITAS “Perdisa” hanno costruito un impianto viticolo, hanno realizzato dei lavori ortofrutticoli e fatto del vivaismo alla Cooperativa sociale La Pieve; hanno svolto attività di consulenza tecnica per un mulino lavorando con lo stoccaggio dei cereali.
I ragazzi sono protagonisti così di un mondo in continuo cambiamento: questo lo scopo della Scuola Bottega – spiega Anna Graziani –  che per essere realizzato necessita del sostegno di un’intera comunità, cioè di soggetti che prendano sul serio la questione educativa, riconoscendola come importante per lo sviluppo del nostro paese”.

Percorsi alternativi e veramente innovativi, non dei palliativi illusori, percorsi che permettano agli studenti di vivere il reale da protagonisti capaci di affrontare le sfide contemporanee e “per questo dobbiamo ringraziare la Fondazione, che ha creduto nel nostro progetto investendo sul futuro dei nostri ragazzi, guidandoci nella scelta migliore per stare al passo con i tempi che cambiano”, conclude la presidente Antonia Gerardi. 

Alcuni scatti del progetto Take my hand