Francesca Mazza per

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Laboratorio di San Filippo Neri

Francesca Mazza per "Era il '68"

Francesca Mazza per

Mercoledì 9 maggio alle 20.30 al LabOratorio di San Filippo Neri, con lo spettacolo Nel fuoco della rivolta di Francesca Mazza, si conclude il ciclo 'Era il '68' dedicato al cinquantenario “dell'anno che sconvolse il mondo”. Lo spettacolo (drammaturgia di parole e musica a cura di Francesca Mazza e Alessandro Saviozzi) è un'anteprima dell'allestimento che andrà successivamente in scena nell'hinterland bolognese nell'ambito della stagione 'Agorà'.

3 maggio 1968: il cortile della Sorbona a Parigi viene occupato senza violenza da 400 manifestanti. 10-11 maggio: gli studenti invadono il quartiere Latino. 13 maggio: un'immensa manifestazione attraversa la capitale francese. 15 maggio: viene occupato l'Odeon. Iniziava così una complessa, festosa e illusoria stagione di contestazione che aveva le radici in un fermento sociale che andava dagli Stati Uniti al Giappone, dalla Cecoslovacchia al Messico.

Il '68, dunque, compie 50 anni e Nel fuoco della rivolta si propone si riflettere con gli strumenti del teatro su quell'atto che più che rivoluzionare il mondo cerca costantemente di ricrearlo. E quell'atto è la rivolta. Francesca Mazza vuole raccontare “una stagione a cui non si può negare il fascino che ogni richiesta di cambiamento porta con sé senza celebrare in modo acritico e senza condannare con troppa rigidità”.

Scrive l'attrice: “La struttura di questo testo è debitrice ad uno spettacolo che è profondamente inciso nella mia memoria teatrale perché ne sono stata felice e privilegiata testimone: 'Novecento e mille' di Leo de Berardinis. A lui devo la libertà sfrontata con cui ho maneggiato i testi e la proposta di assemblare suoni apparentemente incoerenti con le parole e le vicende narrate in una sommatoria di riferimenti. A lui, soprattutto, devo l’idea di una drammaturgia che procede secondo una logica che si potrebbe definire onirica. Ho pensato che solo una costruzione disordinata, scevra da preoccupazioni didascaliche, avrebbe potuto rendere, almeno in parte, lo spirito che ha animato quell’anno intenso, complesso e straordinario. Provo dunque a raccontare il ’68 come se fosse un sogno”. 

Ingresso libero